{"id":88,"date":"2012-04-03T09:28:52","date_gmt":"2012-04-03T09:28:52","guid":{"rendered":"http:\/\/archivio.archeofoss.org\/?page_id=88"},"modified":"2012-04-03T09:31:29","modified_gmt":"2012-04-03T09:31:29","slug":"abstract","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/archivio.archeofoss.org\/wordpress\/archeofoss-2006\/abstract\/","title":{"rendered":"Abstract"},"content":{"rendered":"<h3>Abstracts<\/h3>\n<h4>(in ordine alfabetico)<\/h4>\n<h3>Utilizzo di tecnologie OpenSource e FreeSoftware per l\u2019implementazione di web GIS per la consultazione di dati archeologici: il caso della Spina Verde di Como<\/h3>\n<h4>Stefano ALIVERNINI, G.A.Com. &#8211; Gruppo Archeologico Comasco \u201cU.Buzzi\u201d<br \/>\nMaria Antonia BROVELLI, Politecnico di Milano &#8211; Polo Regionale di Como<br \/>\nDiego MAGNI, Politecnico di Milano &#8211; Polo Regionale di Como<\/h4>\n<p>La diffusione di Internet e l\u2019agevole accessibilit\u00e0 ai suoi contenuti hanno determinato un notevole sviluppo dei web GIS per consultare i dati geografici. In questo modo, infatti, un gran numero di utenti pu\u00f2 accedere a tali dati, pubblici o riservati che siano, senza la necessit\u00e0 di utilizzare software appositi. Sulla base di questa considerazione, a partire dal 2002 \u00e8 stato implementato il web GIS ArchaeoGEW (Archaeological GIS Explored by Web), con il quale \u00e8 possibile consultare i dati relativi alle evidenze archeologiche preromane della Spin a Verde, dorsale collinare boscosa alle spalle di Como. Per mirata scelta progettuale, inoltre, il web GIS \u00e8 stato implementato ed \u00e8 tuttora aggiornato mediante tecnologie OpenSource e FreeSoftware. Il motore GIS di ArchaeoGEW, infatti, \u00e8 Minnesota MapServer, che gira su un server web Apache; in aggiunta, parte dati dei dati sono gestiti dal DBMS PostgreSQL \/ PostGIS. Il progetto \u00e8 a cura del Laboratorio di Geomatica del Politecnico di Milano \/ Polo Regionale di Como, che si occupa dell\u2019implementazione del web GIS, del preprocessing e della gestione dei dati e dell\u2019iter di pubblicazione del servizio. Il G.A.Com. (Gruppo Archeologico Comasco) invece opera come esperto di dominio per quanto riguarda la classificazione e l\u2019analisi dei dati archeologici e la coordinazione dei sopralluoghi sul campo. ArchaeoGEW, la cui prima versione risale, come detto, al 2002, \u00e8 stato aggiornato negli anni successivi mediante l\u2019inserimento di nuovi dati, acquisiti con sopralluoghi in situ e rilievi GPS, ed evoluzioni del software volte a migliorarne le funzionalit\u00e0. Recentemente, grazie ad un accordo con la Soprintendenza Archeologica della Lombardia, ArchaeoGEW ha ottenuto il via libera per la pubblicazione, che avverr\u00e0 all\u2019indirizzo web http:\/\/geomap.como.polimi.it. Con lo scopo di proteggere da possibili atti di vandalismo le evidenze archeologiche inedite o non sorvegliate, la versione pubblica di ArchaeoGEW disporr\u00e0 di un accesso libero e di un accesso riservato. Il primo, per utenti generici, permetter\u00e0 di consultare i dati relativi alle sole evidenze archeologiche gi\u00e0 note al pubblico e sorvegliate; l\u2019accesso riservato, invece, sar\u00e0 possibile solo per utenti registrati e permetter\u00e0 di accedere a tutto il database archeologico. Il web GIS dispone di tutte le funzionalit\u00e0 GIS standard per navigare e interrogare le carte generate, come le funzioni di zoom, la carta generale di riferimento, le interrogazioni di feature o di attributi. Inoltre, la presenza della guida in linea e della galleria fotografica fa s\u00ec che ArchaeoGEW si presenti come servizio rivolto ad un\u2019utenza differenziata, dagli archeologici e da chi opera abitualmente nel contesto della Spina Verde a utenti occasionali e semplici navigatori in Internet.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>ARCHEOS AKHENATON VERSIONE 1.1.0<\/h3>\n<h4>Alessandro Bezzi, Arc-Team<br \/>\nLuca Bezzi, Arc-Team<br \/>\nDenis Francisci, Arc-Team<br \/>\nRupert Gietl, Arc-Team<\/h4>\n<p>ArcheOS, la prima distribuzione GNU\/Linux dedicata al lavoro degli archeologi, viene presentata nella sua nuova release. Grazie alle osservazioni segnalate dagli utenti, soprattutto in seguito alla presentazione ufficiale della distribuzione durante il Workshop 10 di Vienna, sono state apportate importanti modifiche. I principali cambiamenti si devono a:<\/p>\n<ul>\n<li>correzione di bug<\/li>\n<li>criteri pi\u00f9 restrittivi di selezione del software<\/li>\n<li>aggiornamento del software<\/li>\n<li>inserimento di nuove applicazioni<\/li>\n<\/ul>\n<p>Per quanto riguarda il quarto punto, i nuovi programmi inseriti coprono campi importanti nella ricerca archeologica, (WebGIS e voxel analysis), e nella documentazione di scavo (laserscan). Verranno inoltre presentate le linee guida e la roadmap del progetto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>&#8220;Revolution OS&#8221; in archeologia. Esempi di interfacce web per l&#8217;archeologia del paesaggio<\/h3>\n<h4>Camporesi C., CNR ITABC<br \/>\nPalombini A., CNR ITABC<br \/>\nPescarin S., CNR ITABC<\/h4>\n<p>L&#8217;intervento proporr\u00e0 una prima parte di tipo metodologico-epistemologico ed una seconda parte pi\u00f9 tecnica in cui si entrer\u00e0 nel dettaglio di alcuni strumenti open sviluppati per il web (VRwebGIS).Il successo della filosofia Open Source negli ultimi anni \u00e8 decisamente in crescita. I vantaggi di quello che e&#8217; stata definito come modello &#8220;del bazaar&#8221;, in contrapposizione al modello a &#8220;cattedrale&#8221; (in cui pochi esperti custodiscono ed elaborano il prodotto), vengono normalmente identificati sul piano puramente strumentale (rapidita&#8217; di sviluppo del software, gratuit\u00e0, pluralit\u00e0 di competenze coinvolte, etc.). Ma nelle discipline scientifiche di nicchia tale trasformazione comporter\u00e0 interessanti riflessi anche sul piano politico, nella necessit\u00e0 di una elaborazione interdisciplinare del dato che esca dalla logica di tipo &#8220;cattedrale&#8221; (o &#8220;cattedratico&#8221;) per misurarsi con una dimensione in cui non vi saranno unici custodi della produzione del dato elaborato, ma solo gangli di un processo a rete i cui attori\/fruitori sono molteplici e in cui la verifica del dato stesso e&#8217; continua e diffusa. Questo passaggio, insito nelle odierne possibilit\u00e0 date dalla modellazione plastica, che ha portato all&#8217;ormai corrente definizione di &#8220;archeologia virtuale&#8221;, e&#8217; intrinsecamente legato all&#8217;idea di filiere di elaborazione che passano attraverso diversi software, non necessariamente concepiti per dialogare fra loro. Nei nostri casi studio facciamo infatti abitualmente uso, per ricreare il panorama storico, di sw originariamente concepiti per scopi diversi, dai videogame, alla geografia economica, alla cinematografia digitale. Dunque, dal punto di vista dell&#8217;elaborazione del dato, il punto fondante di questa filosofia \u00e8 la possibilita&#8217; di concepire processi di elaborazione dinamici, mettendo in serie software diversi e mutevoli, e l&#8217;elemento essenziale in quest&#8217;ottica non e&#8217; tanto la possibilit\u00e0 di modificare il codice sorgente (comunque rilevante), quanto l&#8217;uso di formati di scambio non proprietari e di librerie aperte (non e&#8217; un caso che nella nostra esperienza i momenti di difficolta&#8217; del lavoro siano legati proprio alle fasi caratterizzate da formati proprietari). Dal punto di vista della fruizione, invece, il software libero, attraverso l&#8217;infinita riproducibilit\u00e0 e portabilit\u00e0 del codice, consente a ciascun fruitore di essere un soggetto attivo e di poter ripercorrere i passi dell&#8217;elaborazione del dato. Ne deriva una situazione di potenziale elevatissima trasparenza del processo comunicativo, che portera&#8217; a un livello mai conosciuto prima di pubblica penetrabilit\u00e0 del processo di produzione intellettuale, soggetto a un continuo vaglio interdisciplinare. Questa profonda trasformazione, non ancora avvertita nella sua radicalita&#8217;, pu\u00f2 quindi andare molto oltre i vantaggi pratici del codice libero, arrivando a mutare le impostazioni politiche ed epistemologiche dell&#8217;archeologia. Verranno proposti alcuni esempi di interfacce web sviluppate dal gruppo di lavoro CNR ITABC &#8211; CINECA per la gestione in tempo reale di paesaggi antichi e l&#8217;interazione con i dati. Si proporranno infine alcuni possibili sviluppi per il settore dei beni culturali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Tecnologie Open source e servizi web per la per la condivisione di conoscenze sulla preistoria e la protostoria in Italia<\/h3>\n<h4>M. Cattani, Universit\u00e0 degli Studi di Bologna, Dipartimento di Archeologia<br \/>\nG. Mantegari, Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione,<br \/>\nG. Vizzari, Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione<\/h4>\n<p>La diffusione di linguaggi standard e di software Open Source per le applicazioni web ha manifestato, negli ultimi anni, un significativo incremento, portando ad una rivoluzione nel modo di concepire la distribuzione di contenuti e di servizi attraverso la Rete. Il settore archeologico, sebbene si dimostri sempre pi\u00f9 sensibile nei confronti di questa tematica, ne sta tuttavia recependo gli spunti ed i benefici solo con una certa lentezza, soprattutto a causa del tradizionale legame che unisce la maggior parte dei progetti all\u2019uso di tecnologie e di formati proprietari. Se fino a poco tempo fa questo atteggiamento poteva trovare una parziale giustificazione nell\u2019obiettiva difficolt\u00e0 d\u2019uso delle tecnologie Open Source (in particolare dei sistemi operativi GNU\/Linux) e nella ancora insoddisfacente definizione e diffusione degli standard promossi dai vari enti ufficiali (W3C, OGC, ecc.), la situazione attuale sembra indicare una timida, ma evidente, inversione di rotta.La comunicazione intende illustrare i progetti recentemente attivati nell\u2019ambito di una collaborazione interdisciplinare tra il Dipartimento di Informatica, Sistemistica e Comunicazione dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano-Bicocca, la Cattedra di Preistoria e Protostoria dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano e il Dipartimento di Archeologia dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Bologna. Nell\u2019ambito di questi progetti, dedicati alla definizione di sistemi web per la condivisione di conoscenze sulla preistoria e la protostoria in Italia, l\u2019utilizzo di strumenti Open Source e l\u2019adesione agli standard ufficiali ha costituito da subito una scelta progettuale ben precisa, a partire dall\u2019utilizzo di un sistema operativo GNU\/Linux per il web server. La collaborazione ha portato finora alla realizzazione di un portale web ed un webGIS dedicato all\u2019et\u00e0 del Bronzo dell\u2019Italia settentrionale che presto verranno resi pubblicamente accessibili in Rete. La discussione sulle scelte progettuali effettuate &#8211; sia dal punto di vista tecnologico sia da quello metodologico\/archeologico &#8211; per la realizzazione di questi servizi e sulle problematiche incontrate durante il percorso di sviluppo possono fornire due significativi esempi &#8220;reali&#8221; di applicazione di tecnologie Open Source e di formati aperti per la ricerca archeologica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>IOSA.IT : una risorsa online per l&#8217;incontro tra archeologia e software libero<\/h3>\n<h4>Stefano Costa, Istituto Internazionale di Studi Liguri, sezione di Genova<\/h4>\n<p>Attivo dal 2004, il sito web iosa.it \u00e8 stato pensato come una risorsa di facile accesso per tutti quei ricercatori e specialisti che &#8211; indipendentemente da quale sia il campo di studi &#8211; sono interessati all&#8217;utilizzo e alla sperimentazione di software libero in campo archeologico a tutti i livelli. Analogamente, forte attenzione \u00e8 dedicata ai formati aperti, che ne rappresentano la necessaria e irrinunciabile controparte, e purtroppo risultano tuttora poco conosciuti ed utilizzati.Il sito \u00e8 gestito tramite un CMS libero, che offre agli utenti la possibilit\u00e0 di registrarsi e partecipare attivamente alla gestione dei contenuti, anche con un forum: queste potenzialit\u00e0 tuttavia non sono ancora state sfruttate dagli utenti.Tramite l&#8217;analisi delle visite \u00e8 possibile individuare alcune categorie di utenti-tipo, e delineare in questo modo un bilancio complessivo dell&#8217;attivit\u00e0 che tenga conto anche di quanto le informazioni veicolate dal sito siano state comprese, tenendo comunque conto che il pubblico a cui \u00e8 rivolto \u00e8 essenzialmente composto da specialisti.Anche per questo motivo, i contenuti del portale sono stati sin dalla sua creazione in lingua inglese. Verranno esposte le ragioni e le valutazioni a posteriori di questa scelta, che in primis ne consente la fruizione da parte di utenti provenienti da tutto il mondo, pur con una alta percentuale di visite dall&#8217;Italia. Il sito \u00e8 stato anche segnalato come risorsa didattica per alcuni corsi di informatica applicata all&#8217;archeologia, perci\u00f2 \u00e8 ragionevole supporre che una parte dei visitatori siano studenti. Il portale iosa.it fa parte delle attivit\u00e0 portate avanti dal Gruppo Ricerche della sezione di Genova dell&#8217;Istituto Internazionale di Studi Liguri nell&#8217;ambito del settore &#8220;Archeologia e Informatica&#8221;.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>ARIS: un sistema per la gestione del dato archeologico<\/h3>\n<h4>Francesca Cuniolo, Universit\u00e0 di Genova<\/h4>\n<p>La mancanza sul mercato di software, nati appositamente per scopi archeologici, porta spesso gli studiosi ad affrontare il compito arduo di strutturare database relazionali e sistemi in grado di gestire dati provenienti da indagini stratigrafiche e non, con software inadatti e comunque non nati appositamente per questo scopo. L\u2019archeologo deve, quindi, sapersi guardare attorno e scegliere da un lato ci\u00f2 che il mercato mette a disposizione e dall\u2019altro deve cercare di evolvere la propria conoscenza informatica e spesso avvicinarsi alla programmazione per risolvere quella serie di problematiche che sorgono dal dover gestire dati alfanumerici, raster e vettoriali in sistemi integrati complessi. L\u2019idea di un software, che risolva queste problematiche e divenga il punto di riferimento intorno al quale ruoti la discussione e la ricerca archeologica, \u00e8 sempre stato per me un obbiettivo fondamentale da perseguire e a cui dare il respiro necessario; da qui la dedizione alla creazione di ARIS (Archaeological Resource Information System), un sistema per la gestione globale dell\u2019archeologia multiutente e multipiattaforma dalle grandi potenzialit\u00e0 e che nasce fin da principio con filosofia Open Source. Aris, realizzato al momento solo per piattaforme Windows, \u00e8 un sistema aperto che permette la convivenza di dati provenienti da contesti diversi, ma che confluiscono sinergicamente per creare una banca dati interrogabile con rapidit\u00e0 e facilit\u00e0. Pensato come un sistema usabile da pi\u00f9 computer, anche simultaneamente, che dialogano con un server su cui risiede il database, ha la possibilit\u00e0 di gestire in proprio fotografie e video.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Software proprietario e open source &#8211; free software: confronti e prove d\u2019integrazione nella organizzazione e diffusione della banca dati di banche dati relative agli studi per la conservazione e restauro dell\u2019Insula del Centenario [IX, 8] a Pompei<\/h3>\n<h4>A. Custodi, Scienza delle Costruzioni, Universit\u00e0 degli Studi di Bologna<br \/>\nL. Sciortino, Scienza delle Costruzioni, Universit\u00e0 degli Studi di Bologna<\/h4>\n<p>Il lavoro ha lo scopo di presentare alcuni risultati dell&#8217;attivit\u00e0 svolta dagli scriventi, afferen-ti al DISTART &#8211; Scienza delle Costruzioni (Dipartimento di Ingegneria delle Strutture, dei Trasporti, delle Acque, del Rilevamento, del Territorio) nell\u2019ambito di progetti di ricerca d\u2019interesse nazionale nei siti archeologici di Pompei (Insula del Centenario) ed Ercolano. Nell\u2019attivit\u00e0 di studio dell\u2019Insula del Centenario si \u00e8 presentata la necessit\u00e0 di gestire una notevole massa di dati (grafici ed alfanumerici) che ha comportato scelte di strumenti in-formatici, da parte delle varie equipe di ricercatori coinvolte, spesso non congruenti tra di loro. Inizialmente sono cos\u00ec state prodotte delle banche dati autonome, aventi finalit\u00e0 diver-se e non direttamente correlabili per contenuti e formati. Per poter condividere tali informazioni nello spirito di un approccio realmente interdisci-plinare, gli scriventi hanno deciso di studiarne una organizzazione secondo una logica di banca dati di banche dati, individuando le modalit\u00e0 e gli strumenti idonei a tale gestione. L&#8217;organizzazione e le scelte tecnologiche hanno sempre avuto l&#8217;obiettivo primario di con-sentire ai diversi ricercatori-utenti di continuare a soddisfare le proprie esigenze specifiche usufruendo, nel contempo, anche della possibilit\u00e0 di consultare le banche dati predisposte dagli altri gruppi. Nella riorganizzazione dei dati gi\u00e0 disponibili, compresa l&#8217;informatizzazione di quelli su so-lo supporto cartaceo, ci si \u00e8 preoccupati di mantenere la completezza delle informazioni contenute nei singoli archivi (in modo da non sminuirne il valore informativo intrinseco) e di permettere la correlazione tra i diversi dati inseriti (per soddisfare le esigenze di analisi diverse da quelle per cui gli archivi originali erano stati inizialmente prodotti). Quindi la banca dati di banche dati doveva garantire un agevole inserimento di nuovi dati (sia grafici sia alfanumerici), la loro immediata &#8220;correlazione&#8221; ai dati preesistenti ed inoltre, al fine di fornire utili indicazioni relative alle caratteristiche delle informazioni (provenienza, fonte, aggiornamento, ecc.), la possibilit\u00e0 di gestire anche metadati a corredo degli stessi dati in-seriti. Tutto ci\u00f2 premesso, ricercando un software che permettesse l&#8217;integrazione di dati alfanume-rici e grafici nei vari formati esistenti, ci si \u00e8 indirizzati a prodotti utilizzati in ambiente GIS, con i quali \u00e8 possibile gestire dati di natura e formato eterogenei, dati alfanumerici come &#8220;attributi&#8221; di entit\u00e0 grafiche, operare ricerche e\/o selezioni (spesso non predefinite) sia su base grafica, sia su base alfanumerica e, pi\u00f9 recentemente, gestire metadati relativi ai dati territoriali. Ad ulteriore sviluppo si \u00e8 prevista la diffusione dei dati in rete (rete pubbli-ca, internet, ove \u00e8 possibile la semplice consultazione delle banche dati, e &#8220;privata&#8221;, intra-net\/extranet, ove si vuole rendere possibile a ciascuna equipe, ovunque dislocata, la gestio-ne completa dei propri dati). La diffusione in rete ha richiesto di risolvere diversi problemi: alcuni esclusivamente tecnici (sviluppo in Html o in Java, approccio di tipo file-system o DB-oriented, gestione della visualizzazione degli alzati &#8211; diversa in funzione dei due pre-cedenti approcci -, espedienti per la riduzione dei tempi di visualizzazione, ecc.), altri di natura &#8220;legale\/amministrativa&#8221; (privacy, tutela delle informazioni, ecc.). La sperimentazio-ne \u00e8 stata inizialmente condotta utilizzando prodotti proprietari (distribuiti dalla Societ\u00e0 ESRI), successivamente si sono eseguiti dei confronti e tentate delle integrazioni con appli-cazioni Open Source &#8211; Free Software. L&#8217;attivit\u00e0 svolta consente di fornire alcune risposte ai problemi elencati ed alcuni suggeri-menti per l&#8217;implementazione di moduli necessari all&#8217;espletamento di funzioni particolari quali, ad esempio, la visualizzazione dei risultati di analisi strutturali da presentare come mappature di colore sulle griglie di modellazione agli elementi finiti e l&#8217;inserimento interat-tivo di dati da remoto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>OS\/FS e sviluppo di sistemi per la gestione di banche dati geografiche in Archeologia<\/h3>\n<h4>Luca Deravignone, ASIAA lab, Universit\u00e0 di Siena<br \/>\nGiancarlo Macchi, ASIAA lab, Universit\u00e0 di Siena<br \/>\nMichela Serragli, ASIAA lab, Universit\u00e0 di Siena<br \/>\nAndrea Vichi, ASIAA lab, Universit\u00e0 di Siena<\/h4>\n<p>Le reti informatiche offrono la condivisione e lo scambio sicuro di dati e informazioni annullando la distanza e lo spazio fra pi\u00f9 utenti. Nel caso della disciplina archeologica questo risulta particolarmente utile, soprattutto per quanto riguarda la possibilit\u00e0 di consultare ed confrontare informazioni provenienti da banche dati diverse. Tuttavia, ancora oggi, uno dei problemi principali rimane l&#8217;utilizzo di formati fra loro incompatibili e spesso proprietari. Questo \u00e8 inoltre strettamente connesso all&#8217;obbligo di utilizzare software specifici e spesso costosi che contribuiscono a rallentare i processi di produzione e condivisione delle informazioni. Negli ultimi anni, tuttavia, sta prendendo sempre pi\u00f9 piede l&#8217;utilizzo dei cosiddetti \u201cformati aperti\u201d che rientrano nel pi\u00f9 ampio \u201cmondo\u201d dell&#8217;Open Source. Mentre le banche dati on-line sono sempre pi\u00f9 utilizzate, ai fini della ricerca archeologica e non solo, si stanno facendo strada tecnologie sempre pi\u00f9 avanzate ed integrate in ambiente web. Basti pensare ai numerosi sistemi web-gis gestibili da qualsiasi postazione dotata di un semplice web browser. La riflessione sui vantaggi derivanti dall&#8217;uso di tecnologie open-source ha portato, all&#8217;interno dell&#8217;ASIAA Lab di Grosseto, allo sviluppo di un sistema per archiviare e gestire i dati relativi ai castelli della Toscana. Il sistema \u00e8 stato creato in modo da permettere la gestione di dati che provengono sia dall&#8217;analisi di fonti edite, sia dall&#8217;osservazione diretta dei vari siti. Oltre alla gestione di dati alfanumerici, tramite l&#8217;archiviazione delle singole schede, esso permette la gestione delle immagini relative a ciascuna di esse. Inoltre, all\u2019interno del sistema, ogni singolo sito \u00e8 inserito all\u2019interno di un web-gis consultabile assieme alla relativa schedatura. L&#8217;interfaccia utente, essendo costituita da un qualsiasi web browser, non ha bisogno dell\u2019utilizzo di nessun plug-in o programma proprietario, permettendo la consultazione e la gestione dell&#8217;archivio da una qualsiasi macchina collegata ad internet.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il WebGIS del Progetto Alpinet &#8211; Un&#8217;applicazione Web-based per l&#8217;archeologia alpina<\/h3>\n<h4>Steno Fontanari, MPA Solutions<br \/>\nFabio Cavulli, Laboratorio di Paletnologia, Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni Culturali, Universit\u00e0 degli Studi di Trento<br \/>\nAnna Cusinato, Sezione di Preistoria e Paleontologia Umana, Museo Tridentino di Scienze Naturali<br \/>\nStefano Grimaldi, Laboratorio di Paletnologia, Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni Culturali, Universit\u00e0 degli Studi di Trento<br \/>\nAnnaluisa Pedrotti, Laboratorio di Paletnologia, Dipartimento di Filosofia, Storia e Beni Culturali, Universit\u00e0 degli Studi di Trento<\/h4>\n<p>Il progetto Alpine Network for Archaeological Sciences (Culture 2000 EU Programme), che vede coinvolti 13 Enti di Ricerca o Universit\u00e0 europee, si propone di accrescere in modo significativo le conoscenze scientifiche relative alla preistoria umana e alla protostoria dell\u2019arco alpino e, tramite una pi\u00f9 stretta interazione tra enti scientifici e grande pubblico, di creare maggior consapevolezza di tale passato. L\u2019obiettivo principale del progetto \u00e8 la realizzare un sito Internet, denominato Web Museum e dedicato alla storia delle Alpi, che possa fornire l\u2019accesso a serie di mappe dettagliate sulla distribuzione dei principali siti archeologici alpini. Per permettere un inserimento omogeneo e una gestione dei dati centralizzata per una realt\u00e0 complessa come quella prevista dal progetto (dati cartografici e database relativi ai siti di 5 distinte zone dell&#8217;arco alpino) \u00e8 stata individuata come ideale una soluzione di tipo WebGIS. La scelta \u00e8 caduta su soluzioni di tipo Open Source, che presentano un alto livello di personalizzazione in rapporto ai costi. Il sistema WebGIS realizzato permette la visualizzazione, la georeferenziazione e l&#8217;inserimento di siti archeologici relativi alla preistoria e alla protostoria (completi di bibliografia correlata), ma offre anche la possibilit\u00e0 di applicare funzioni complesse di ricerca alfanumerica o geografica, di creare automaticamente report descrittivi del sito visualizzato e di gestire file multimediali collegati al sito. Al fine di poter realizzare la piattaforma WebGIS, il Museo Tridentino di Scienze Naturali e l\u2019Universit\u00e0 di Trento hanno avviato una collaborazione con la cooperativa MPA Solutions di Trento, nata come spin-off del Gruppo Modelli Predittivi per l&#8217;Analisi di Dati Biologico-Ambientali di ITC-IRST (Istituto Trentino di Cultura &#8211; Centro per la Ricerca Scientifica e Tecnologica), che si occupa della realizzazione con strumenti Open Source di WebGIS per Sistemi di Monitoraggio ambientale e territoriale a scala nazionale. Il sistema WebGIS \u00e8 stato interamente realizzato con tecnologie Open Source, quali Mapserver\/MapBuilder come motore e ambiente di sviluppo del WebGIS e PostgreSQL\/PostGIS come RDBMS per la gestione dei dati spaziali. L\u2019intero progetto \u00e8 stato realizzato tenendo conto degli standard dell\u2019Open Geospatial Consortium &#8211; (OGC) per garantire la piena interoperabilit\u00e0 con altre piattaforme e semplificare la collaborazione fra i diversi Enti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>A monte del software libero. Riflessioni sulla progettazione di architetture aperte per la gestione del dato archeologico<\/h3>\n<h4>Vittorio Fronza, LIAAM, Universit\u00e0 degli Studi di Siena<\/h4>\n<p>Il recente interesse dimostrato dalla comunit\u00e0 scientifica per il software open source e per la libera circolazione dei contenuti attraverso l\u2019uso di formati non proprietari va salutata come una novit\u00e0 di assoluto rilievo. Siamo di fronte ad eccezionali strumenti per attuare un fecondo interscambio delle informazioni e garantire qualit\u00e0 e trasparenza alla ricerca. In altre parole, si incentiva un utilizzo della tecnologia come mezzo per facilitare la costruzione e la diffusione di un sapere storico collettivo, fine ultimo dell\u2019archeologia. In questo contesto, la necessit\u00e0 di progettare soluzioni comuni e condivise, fruibili dall\u2019intera comunit\u00e0 scientifica, assume i contorni di un prerequisito imprescindibile che si colloca chiaramente a monte rispetto all\u2019utilizzo di software libero e formati aperti. Oltre ad usare &#8220;software aperti&#8221; occorre, infatti, pensare &#8220;architetture aperte&#8221;, facilmente scalabili e implementate attraverso interfacce d\u2019uso intuitive. Rispetto ai molti tentativi di standardizzazione del dato, promossi a pi\u00f9 riprese e troppo spesso circoscritti alla ristretta cerchia degli &#8220;addetti ai lavori&#8221;, proponiamo un approccio che riprende molti concetti alla base dello sviluppo di applicazioni libere: una progettazione dal basso che faccia interagire singoli ricercatori e\/o gruppi di ricerca, la garanzia di un supporto tecnico e metodologico nell\u2019ambito della comunit\u00e0 di utenti, un aggiornamento continuo e basato sulle necessit\u00e0 contingenti. Inoltre, l\u2019esigenza prioritaria di salvaguardare la libert\u00e0 della ricerca, e quindi i particolarismi di ogni progetto (sia questo informatico\/metodologico o archeologico), suggerisce di limitare l\u2019uniformazione strutturale al minimo comun denominatore rappresentato da categorie universalmente accettate (ad es. il sito con le sue connotazioni spaziali-cronologiche-interpretative, il dato stratigrafico, le principali classi di reperti, ecc.). In definitiva, si tratta di porre le basi per l\u2019avvio di un processo che possa portare, attraverso step di approssimazione successiva, alla creazione di soluzioni basate su architetture leggere in grado di coniugare un alto potenziale analitico con la flessibilit\u00e0 di gestione del dato necessaria alla ricerca; solo in questo modo se ne potr\u00e0 incoraggiare un uso il pi\u00f9 possibile generalizzato da parte della comunit\u00e0 archeologica, affrancando l\u2019informatica applicata dalla nicchia nella quale \u00e8 relegata per farle assumere quel ruolo di disciplina metodologica trasversale che le competerebbe.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Il caso di studio relativo alla documentazione di scavo nel comune di Cordignano<\/h3>\n<h4>Giovanni Leonardi, Dipartimento di Archeologia, Universit\u00e0 di Padova<br \/>\nDamiano Lotto, Dipartimento di Archeologia, Universit\u00e0 di Padova<br \/>\nStefano Boaro, Dipartimento di Archeologia, Universit\u00e0 di Padova<br \/>\nLuca Bezzi, Dipartimento di Archeologia, Universit\u00e0 di Padova<\/h4>\n<p>Uno dei principali problemi da affrontare, se si intende passare da un sistema basato su software proprietario ad un sistema basato su software libero, \u00e8 il trasferimento dei dati gi\u00e0 raccolti. In questo contributo verr\u00e0 analizzato il caso di studio relativo alla documentazione dello scavo svolto dalla Scuola di Specializzazione Archeologica dell\u00b4Universit\u00e0 di Padova, in localit\u00e0 Villa di Villa (presso il comune di Cordignano). Nello specifico verranno esaminate le effettive capacit\u00e0 di comunicazione tra i GIS utilizzati (ArcView\/ArcGIS, software proprietari, e GRASS, software libero). Si affronter\u00e0 inoltre il problema legato all&#8217;inserimento, all&#8217;interno di un GIS di scavo, di documentazione raccolta con metodi tradizionali (relativa alla campagna del 1997).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>GRASS: Un potente GIS per archeologi<\/h3>\n<h4>Markus Neteler, ITC-irst, Trento<br \/>\nAlessandro Bezzi, Arc-Team<br \/>\nLuca Bezzi, Arc-Team<br \/>\nRupert Gietl, Arc-Team<br \/>\nDenis Francisci, Arc-Team<br \/>\nMichael Barton, Department of Anthropology, Arizona State University<\/h4>\n<p>L&#8217;Archeologia \u00e8 una disciplina i cui dati erano predisposti aisistemi GIS gi\u00e0 pi\u00f9 di un secolo prima dell&#8217;invenzione dei computer.Gli archeologi hanno operato scavi rettangolari, raccolto materialidentro a griglie prestabilite, registrato la posizione dei manufattie delle strutture nello spazio tridimensionale (x,y,z). Comunque \u00e8 solo con la diffusione dei sistemi GIS che gli archeologi hanno ottenuto gli strumenti per comprendere l&#8217;importanza della componente spazialedei loro dati.Come \u00e8 accaduto per molte altre discipline, l&#8217;iniziale uso di sistemiGIS in campo archeologico \u00e8 stato (ed \u00e8 ancora in molti casi) finalizzatoalla creazione di mappe di siti archeologici (in particolare mappe tematiche basate sui dati raccolti dai siti e dalle regioni). Rapidamenteil GIS \u00e8 stato utilizzato anche per la generazione di modelli predittivie di carte di desiderabilit\u00e0 archeologica. Pi\u00f9 recentemente si \u00e8 vistol&#8217;aumentare dell&#8217;uso delle analisi sulla visibilit\u00e0 dei siti nellostudio della percezione preistorica del territorio.Gli orientamenti futuri nel modo dei GIS riservano agli archeologi nuove opportunit\u00e0: l&#8217;applicazione di voxel permette la visualizzazione volumetrica dei depositi archeologici, l&#8217;uso di modelli geospaziali(ad esempio modelli di erosione, modelli idrologici &#8230;) facilitanolo studio delle dinamiche dell&#8217;interazione uomo-ambiente attraverso i secoli e i millenni.Negli ultimi anni, i sofware GIS Open Source hanno avuto un notevole sviluppoindirizzato alla creazione di un supporto informatico adatto ad un utenza molto variegata (dal professionista al comune utente). In particolarel&#8217;integrazione nel GIS di moduli di image processing, di analisi geospaziali,di database management system e di Web mapping software, permette agli archeologidi raggiungere i loro obbiettivi dentro un ambiente completamente libero.Nella nostra presentazione ci occuperemo di GRASS GIS (http:\/\/grass.itc.it\/)negli aspetti dell&#8217;analisi spaziale e della visualizzazione di dati.GRASS \u00e8 al momento il maggior progetto di GIS Open Source disponibile.La versione attuale &#8220;GRASS 6&#8221; supporta tutti i comuni formati vector e raster.Le possibilit\u00e0 offerte da questo software sono molteplici: dalle analisi spaziali di raster e dati volumetrici alle time-series e alle analisi territoriali,dall&#8217;image processing alla visualizzazione di dati raster 2D e 3D (voxel).Molte sono anche le operazioni che GRASS offre per dati vettoriali: digitalizzazione,estrazione, estrusione in forme 3D, networks analyzed ecc. I dati vettorialisono trattati in maniera topologica e i loro attributi sono registrati in database interni o esterni. Tutte le generali operazioni offerte dai GIS (ad esempiori-proiezione di mappe, georeferenziazione, trasformazioni) sono possibilisia per i dati vector che raster. Il sistema di registrazione dei dati all&#8217;internodi GRASS consente un facile accesso multi-utente attraverso la rete. Dopo una introduzione generale, verr\u00e0 presentato come la geocodifica di mappe, la classificazione di immagini e la parametrizzazione territoriale \u00e8 effettuata in GRASS. Verranno presentate le analisi di modelli predittivi e carte di rischio archeologico ottenute attraverso l&#8217;interazione con il software statistico R. La visualizzazione di dati vector 2D e 3D e di volumi sta aprendo nuove strade per l&#8217;osservazione dei depositi archeologici, facilitando le azioni di post-scavo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>I linguaggi standard del W3C e gli strumenti Open Source per la gestione dei dati archeologici<\/h3>\n<h4>Franco Niccolucci, Universit\u00e0 di Firenze, PIN scarl<br \/>\nAndrea D\u2019Andrea, Universit\u00e0 di Napoli L\u2019Orientale, PIN scarl<br \/>\nSorin Hermon, Universit\u00e0 di Firenze, PIN scarl<br \/>\nTommaso Zoppi, Universit\u00e0 di Firenze<br \/>\nAchille Felicetti, Universit\u00e0 di Firenze,<\/h4>\n<p>La complessit\u00e0 e la mole di dati prodotti dalla ricerca archeologica richiedono la messa a punto di nuovi e pi\u00f9 adeguati strumenti, la creazione di nuovi sistemi e la definizione di standard che consentano l\u2019organizzazione razionale e l\u2019interoperabilit\u00e0 fra informazioni provenienti da contesti spesso diversi. I linguaggi elaborati dal World Wide Web Consortium (organismo internazionale il cui principale obiettivo \u00e8 la definizione di tecnologie intese ad espandere le potenzialit\u00e0 del Web) offrono un valido punto di partenza per garantire l\u2019interoperabilit\u00e0 dei dati essendo per loro stessa natura aperti (non proprietari) flessibili e facilmente integrabili in diversi contesti d\u2019uso. Fino a qualche tempo fa gli Open Format venivano raramente integrati nei software di uso pi\u00f9 comune, nella maggior parte dei casi costruiti su formati proprietari. Negli ultimi anni la crescente diffusione di applicativi Open Source sta offrendo terreno fertile per la piena espressione delle potenzialit\u00e0 di tecnologie basate sull\u2019XML e sui linguaggi da esso derivati (RDF, OWL, etc.). Il documento XML mette infatti a disposizione dell\u2019archeologo uno strumento semplice e flessibile per il recording e l\u2019integrazione dei dati garantendo nello stesso tempo trasparenza, compatibilit\u00e0 e velocit\u00e0 di diffusione delle informazioni. L\u2019estensibilit\u00e0 propria dei linguaggi XML-based consente inoltre la creazione di strutture descrittive sempre pi\u00f9 dettagliate e la definizione di relazioni anche complesse esistenti fra i dati di un determinato dominio (linguaggi RDF\/OWL ed Ontologie). L\u2019 Open Source sta dimostrando la sua robustezza e versatilit\u00e0 proprio nella produzione di software XML-oriented in grado di gestire tutte le fasi di organizzazione delle informazioni, quali la creazione di interfacce stand-alone ed on-line per l\u2019acquisizione dei dati, lo sviluppo di database Open Source capaci di operare su documenti XML in modo nativo (Natives XML-Databases quali eXist e Xindice), la creazione di software per la gestione di relazioni complesse ed infine le ontologie (Proteg\u00e8). In genere l\u2019OS \u00e8 multipiattaforma, di facile installazione ed utilizzo, aggiornato da una comunit\u00e0 di utenti\/sviluppatori con cadenza periodica. Nell\u2019ambito di un progetto indirizzato all\u2019analisi e studio di standard per la documentazione dello scavo archeologico, \u00e8 stato avviato un progetto per lo sviluppo di un sistema on-line di gestione dei dati di scavo. Tale ricerca basata su dati registrati con un sistema proprietario aveva il compito, tra l\u2019altro, di testare la potenzialit\u00e0 d\u2019uso del software Open Source. In primo luogo si proceduto ad una operazione di &#8220;rescue archaeology&#8221; consistita nella riconversione in XML dell\u2019archivio dello scavo archeologico di Cuma (Napoli). Il recording dei dati era stato fatto utilizzando Syslat, un software di gestione database creato per computer Apple Macintosh il cui ultimo rilascio risale ai primi anni novanta, privo di qualsiasi tipo di compatibilit\u00e0 &#8220;esterna&#8221; essendo basato su un formato proprietario, e di qualunque possibilit\u00e0 di consultazione online a causa dell\u2019assenza di interfaccia web. La riconversione ha quindi consentito non solo il recupero dei dati, fino ad ora confinati al solo ambito locale del computer che li ospitava, ma anche una loro codifica in XML e l\u2019inserimento dei nuovi documenti cos\u00ec ottenuti in un database XML nativo (eXist) consultabile localmente ed online attraverso una evoluta interfaccia web che consente, fra le altre cose, l\u2019esecuzione di query complesse (XQuery). La costuzione di una serie di nuove interfacce garantisce inoltre la possibilit\u00e0 di modificare eventuali errori presenti nei dati e alcune funzioni di gestione globale (normalizzazione).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>Xml, Xsd, XPath, XQuery, Xslt: prove di database<\/h3>\n<h4>Emiliano Scampoli, Universit\u00e0 di Siena<\/h4>\n<p>L&#8217;intervento si propone di discutere il possibile utilizzo del linguaggio open source XML (eXtensible Meta \u2013 o Markup \u2013 Language) nella gestione, ricerca, visualizzazione di dati archeologici. La definizione di schemi, i linguaggi di query e la facilit\u00e0 di trasformazione del dato permettono ad un documento XML di essere considerato come un rudimentale (per adesso) database con un naturale output sul web. Le attuali esigenze della ricerca portano necessariamente all&#8217;elaborazione di schemi di riferimento che possano essere condivisi ed utilizzati per la gestione dei dati: XSD permette di definire tipologie e relazioni tra le informazioni e compilare documenti XML formattati secondo un preciso schema di riferimento. Tramite linguaggi di query come XPath e XQuery \u00e8 possibile trovare informazioni all&#8217;interno della struttura gerarchica del documento navigando tra i suoi vari nodi. Inoltre, con XSLT \u00e8 possibile trasformare un file XML, anche, e non solo, per generare HTML e visualizzare le informazioni su web. L&#8217;intervento si propone di mostrare la trasformazione di un database relazionale per la schedatura dei dati archeologici urbani in un documento XML well formatted secondo uno schema XSD, e di mostrare le possibilit\u00e0 di interrogazione e trasformazione in HTML tramite XQuery e XSLT. XML ed i suoi linguaggi derivati, oltre a permettere pi\u00f9 facilmente il passaggio dei dati da una banca dati all&#8217;altra, potranno in futuro sostituire o affiancare i database relazionali per la gestione di grandi quantit\u00e0 di informazioni? Inoltre, quali prospettive apre l&#8217;utilizzo di grafica basata su XML?<\/p>\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\"><div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon-text sd-sharing\"><h3 class=\"sd-title\">Share this:<\/h3><div class=\"sd-content\"><ul><li class=\"share-twitter\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-twitter-88\" class=\"share-twitter sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/archivio.archeofoss.org\/wordpress\/archeofoss-2006\/abstract\/?share=twitter\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic qui per condividere su Twitter\" ><span>Twitter<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-facebook\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"sharing-facebook-88\" class=\"share-facebook sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/archivio.archeofoss.org\/wordpress\/archeofoss-2006\/abstract\/?share=facebook\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic per condividere su Facebook\" ><span>Facebook<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-tumblr\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"\" class=\"share-tumblr sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/archivio.archeofoss.org\/wordpress\/archeofoss-2006\/abstract\/?share=tumblr\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic qui per condividere su Tumblr\" ><span>Tumblr<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-reddit\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"\" class=\"share-reddit sd-button share-icon\" href=\"https:\/\/archivio.archeofoss.org\/wordpress\/archeofoss-2006\/abstract\/?share=reddit\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic qui per condividere su Reddit\" ><span>Reddit<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-email\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"\" class=\"share-email sd-button share-icon\" href=\"mailto:?subject=%5BPost%20Condiviso%5D%20Abstract&body=https%3A%2F%2Farchivio.archeofoss.org%2Fwordpress%2Farcheofoss-2006%2Fabstract%2F&share=email\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic per inviare un link a un amico via e-mail\" data-email-share-error-title=\"Hai configurato l&#039;e-mail?\" data-email-share-error-text=\"Se riscontri problemi con la condivisione via e-mail, potresti non aver configurato l&#039;e-mail per il browser. 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